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SVN solovelanet: rivista digitale dedicata al mondo della vela. Articoli di navigazione, di nautica e barche a vela

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119 www.solovela.net Conclusioni Nonostante tutti i suoi difetti l'armo bermudiano ri- mane ancora il più diffuso sui mari di tutto il mon- do e viene dunque da chiedersene il motivo. Forse ragioni legate alla moda e al conformismo, forse ragioni economiche, forse si è sempre fatto così e per un cantiere proporre soluzioni fuori dal coro può avere risultati di mercato disastrosi. Forse la risposta è più semplice di quanto non sembri: l'armo bermudiano garantisce una migliore bolina e nelle regate a triangolo, risalire il vento è una dote fondamentale delle barche. Non solo, ma nelle barche più competitive, all'aumentare della velocità si sposta il vento apparente, per cui anco - ra una volta più la barca è veloce più dovrà avere doti boliniere. Tuttavia, in questa sede vale la pena proporre una riflessione: nonostante sia importante che la nostra barca risalga il vento, anche solo per aggirare un ostacolo sopravvento, quante volte, nelle ordina - rie crociere estive viene acceso il motore perché la meta da raggiungere è alla fine di un'estenuante bolina, scomoda e bagnata o perché bordeggiando non si arriverebbe in tempo per l'aperitivo e lo stru - scio serale. Quante volte vediamo una barca proce- dere alle portanti con solo genoa aperto, per pigrizia o perché la barca cammina meglio o semplicemente perché va bene così. Quante volte gli armatori scel- gono una barca con randa bermudiana perché risale meglio il vento, ma poi armano un rollafiocco o un rollaranda, degradando in questo modo le presta- zioni sotto tela in favore della comodità di non dover raccogliere le vele. Quante volte la coperta è stata condizionata dal boma o il boma dalla vivibilità del pozzetto. Forse rinunciare a qualche grado di bolina e sce - gliere una diversa soluzione all'indissolubile bino- mio randa – fiocco, offre vantaggi in tutte le altre an- dature, con un armo più sicuro, più semplice, forse più affascinante, sicuramente meno comune. Forse è più ragionevole scegliere la propria barca secon- do le proprie reali esigenze, senza farsi ingannare da necessità inconsistenti o imposte dalla moda o dall'emulazione di modelli estremamente competi- tivi, che mai riusciremo a raggiungere e di cui non abbiamo bisogno. S comparso cinque anni fa alla ve- neranda età di 97 anni, il professor Marchaj fu un velista e docente anglo- polacco, che pubblicò studi sull'aero e idrodinamica degli yacht a vela. All'università di Southampton portò avanti lavori di ricerca mettendo a pun - to nuovi metodi per analizzare e inter- pretare i dati sperimentali in galleria del vento. Fu membro del Royal Institute of Naval Architects e premiato con la medaglia d'argento della Federazione internazionale della vela. Dopo la disa - strosa edizione della Fastnet race del '79, in cui morirono diciannove persone a causa di una tempesta, il professor Marchaj fu incaricato di condurre uno studio sull'instabilità delle barche con cattivo tempo. Fu inoltre interpellato come consulente dalla squadra ingle - se che partecipò all'America's cup. Di circa 60 pubblicazioni, la sua opera più importante resta probabilmente "Teoria e pratica della vela" edito in italiano da Mursia. Il professor Marchaj Teoria e pratica della vela, un "must" della libreria di ogni velista scritto da l pro- fessor Marchaj Luca Da Damos, insegna lettere e naviga per due mesi l'anno su di un piccolo catamarano autocostruito con sua moglie e i figli piccoli. Scrive articoli di viaggio L'autore

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