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SVN solovelanet: rivista digitale dedicata al mondo della vela. Articoli di navigazione, di nautica e barche a vela

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102 www.solovela.net U na portacontainer salpata da Hong Kong in- contra una burrasca con onde alte 10 metri. 12 container, precipitano in mezzo al Pacifico. Uno di questi scatoloni di metallo trasporta 7200 pac- chettini, ognuno dei quali ospita 4 animaletti di plastica della dimensione di circa 10 cm destinati al bagnetto dei bambini: un castoro rosso, una tar- taruga azzurra, una rana verde e una papera gialla. 11 anni dopo e 7000 miglia più a est, una coppia trova un esemplare di quella fauna ancora discre- tamente conservato. I due incuriositi dall'episodio cominciarono una caccia alle paperelle di plastica disperse in mare. Da questa storia ne è nato un li- bro: "Moby Duck. La vera storia di 28.800 paperelle naufragate nell'oceano e dell'isola di plastica del Pacifico" di Donovan Hohn. Da quell'incidente sono passati quasi 30 anni. Molto più recentemente, al largo dello Sri Lanka, a bordo di una nave scoppia un incendio. Tra i 1468 container a bordo, erano stoccate anche 25 ton - nellate di acido nitrico e altri prodotti chimici. Il 25 maggio, in seguito ad un'esplosione i container vengono scaricati in mare, mentre a bordo sono ancora stivate 378 tonnellate di petrolio, ma il mal - tempo impedisce di intervenire per arginare la fuo- riuscita di carburante. Il 3 giugno la barca è parzialmente affondata e sulle coste dell'isola si accumulano circa 80000 tonnellate di granuli di polietilene, quelle piccole palline di pla - stica usate per molti oggetti in plastica di uso comu- ne come, pellicole, buste di plastica, contenitori di vario tipo e che gli animali marini ingeriscono, scam- biandole per uova. A questo modo, la plastica risale l'intera catena alimentare. È stato considerato il più grave disastro ambientale della zona. D urante la regata dei Tre Golfi a fine maggio, uno yacht viene speronato da una nave e affonda. È notte e il mare agitato, ma la bettolina è dotata di un radar in funzione. Pochi giorni dopo, al largo di Taranto, ancora una volta in pieno giorno e in mare aperto, un motoscafo tampona un peschereccio e pur non essendo que - sto un termine nautico corretto, il verbo è appropria- to per uno scafo che letteralmente sale sulla pop- pa della nave che procede sulla stessa rotta. Non parliamo di una piccola barca di pescatori, ma di un motopesca di notevoli dimensioni. Il motoscafo di 42 piedi lo centra con una precisione che sembra quasi ricercata. L'armatore dichiara di non avere vi - sto il peschereccio. Lo stesso giorno, nel golfo sardo di Cugnana, un po- tente motoscafo colpisce un First 42. Lo skipper del- la barca a vela sbalzato in acqua, non è chiaro se sia stato ucciso delle eliche del motoscafo 12 metri più a poppa. Se così fosse, sarebbe evidente che nono- stante la violenta collisione nessuno abbia provveduto ad arrestare la marcia. Ancora una volta, l'armatore di- chiara di non aver visto la barca sulla sua rotta, nono- stante l'incidente avvenga in pieno giorno, con ottima visibilità e il 42 piedi abbia tutte le vele a riva. Non si sono ancora espressi gli inquirenti e ci ag- giriamo dunque nel campo delle mere ipotesi, non suffragate da prova alcuna. Tuttavia, è forte la sen- sazione che al comando di questi potenti motoscafi non ci fosse nessuno se non il pilota automatico. È ora di creare un sistema che impedisca al coman- dante di abbandonare il timone anche se è inserito l'autopilota, per impedire tragedie causate da moto- scafi lanciati a tutta velocità e poi abbandonati a se stessi. P l a s t i c a v e c c h i a , n u o v a , e t e r n a R o t t a d i c o l l i s i o n e , q u a n t i i n c i d e n t i

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